Shaolin Quan

L’origine dello Shaolin

Shaolin Quan (letteralmente “pugilato/pugno della giovane foresta”) è uno stile di Kung Fu a mani nude o con armi, praticato tradizionalmente dai monaci Shaolin; esso è il più importante tra gli stili cosiddetti Wai Jia (stili esterni di Kung Fu). Secondo molti, oltre a essere lo stile più antico, è il progenitore di tutte le arti marziali asiatiche, avendone influenzato in maniera diretta o indiretta lo sviluppo. Esso al suo interno racchiude centinaia di “sotto-stili”. Infatti, Shaolin, non è un singolo stile, ma un insieme di stili, i quali sono caratterizzati da una comune provenienza geografica.

Shaolin deve il suo nome al famoso tempio Shaolinsi (少林寺) che sorge sul monte Song Shan nella Cina settentrionale (Henan), eremo che in antichità era ritenuto dai taoisti l’asse della terra, posto appena al di sotto del cielo. Il Tempio Shaolin, oltre a essere il luogo d’origine del Kung Fu, è il luogo in cui è nato il buddismo zen (chan in cinese).

Il fondatore: Bodidharma o Da Mo

Il modo in cui quest’arte marziale cinese sia nata non è ancora chiaro oggi. Esistono moltissime ipotesi sulle radici di Shaolin, tuttavia la più diffusa è quella che fa riferimento al monaco indiano Bodidharma (Da Mo in cinese).

Bodidharma, nel V secolo d.C., giungendo al tempio per insegnare la dottrina buddista, si accorse che i monaci soffrivano le lunghe sedute di meditazione e la lettura dei sutra. Iniziò così a insegnare alcune tecniche di pugni e calci per migliorare la salute fisica e inframmezzare le lunghe ore d’immobilità. Nonostante sia plausibile credere che esistessero delle forme di arti marziali primitive, Da Mo, notò che erano lontane dall’essere un sistema di lotta integrale: egli dunque diede loro uno spirito nuovo, finalizzandole soprattutto allo sviluppo armonico del corpo e della mente, organizzandole in un sistema in cui la tecnica marziale fosse al servizio dello spirito.  Questo primo nucleo di esercizi fu poi sviluppato e perfezionato dalle numerose generazioni di monaci che nei secoli si sono susseguite fino ai nostri giorni. La loro abilità divenne formidabile, facendosi ben presto conoscere in tutta la Cina.

Le caratteristiche dello stile

Gli stili Shaolin sono ancora oggi in evoluzione: anche all’esterno del tempio Shaolin le tecniche moderne mantengono l’impronta del buddismo zen, ossia la mente concentrata sul movimento, attacchi rapidi e scontri duri, spostamenti lineari e forme spesso molto articolate, nonché uno Shen Fa (“armonia raffinata”) che richiede grande controllo ed equilibrio, spostamenti agili e mantenimento di posizioni statiche. Molti sono gli stili/forme di Kung Fu che si riconducono all’alveo dello Shao Lin, come: Pao Quan, Ba Fa Quan, Tong Bei Quan, Tang Lang Quan, per citarne alcuni studiati nella nostra scuola.

Shaolin del Nord e Shaolin del Sud

Si può distinguere e parlare di due stili di Shaolin: uno del Nord e uno del Sud. Questa distinzione è dovuta alle diverse origini geografiche. Lo Shaolin del Nord è quello originario del Tempio di Shaolinsi, dell’Henan, invece quello del Sud è originario del Tempio di Nan Shaolinsi, nel Fujian.

Si ritiene che lo stile di Shaolin del Nord prediliga un maggior uso delle gambe mentre lo stile Shaolin del Sud fonda la maggior parte delle tecniche sull’uso del pugno e degli arti superiori. Questa tesi, che ben si adatta a molti stili presenti nelle due aree geografiche, in realtà non è completamente vera, essa si poggia sostanzialmente sull’aforisma di Nanquan Beitui: Pugni al sud e gambe al nord.

La storia dei templi

Il tempio Shaolin del Nord, nel corso dei secoli, ha superato numerosi momenti di difficoltà dovuti alle guerre e ai dissidi con i governi centrali.

Si ritiene che il tempio Shaolin del Sud nel Fujian. sia stato distrutto nel 1736 da parte della popolazione Manchu, causando la diaspora dei monaci sopravvissuti, l’ulteriore diffusione e la frammentazione di conoscenze e stili.

Durante le dispute tra i “Signori della guerra”, nel 1928, il tempio di Shaolin del nord Henan insieme ai suoi archivi fu bruciato; fortunatamente i monaci Shaolin misero in salvo delle copie dei manoscritti. Anche i giapponesi, che conquistarono l’Henan nel 1944 distrussero importanti resti storici del Tempio.

Come se non bastasse negli anni ‘60, il tempio fu oggetto di degrado da parte delle guardie rosse; Shaolin fu dissacrato e chiuso.

Nel 1980 dopo la morte di Mao Zedong nell’intento di una rivalorizzazione delle tradizioni cinesi, le autorità di Pechino riaprirono il tempio: i nuovi dirigenti governativi si resero conto che il Kung Fu era un patrimonio d’inestimabile valore. Le arti marziali cinesi furono così riabilitate, in particolare nella forma del Wushu moderno, versione sportiva del Kung Fu tradizionale, con l’intento di renderla una disciplina olimpica.

Oggi la cultura Shaolin è stata riconosciuta dall’Unesco come “Patrimonio culturale dell’umanità”.

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